Il Museo

Il Museo 2018-06-29T15:55:04+00:00

Presso lo stabilimento è conservata la raccolta di ceramiche del Museo Grazia, costituito nel 2001 sulla base di un preesistente nucleo che documenta, attraverso una campionatura della produzione dell’ultimo secolo, le antiche origini e lo sviluppo della fabbrica Grazia. Sistemata nello stesso sito della collezione di ceramiche del medico derutese Milziade Magnini (1883-1951), fra il 1923 e il 1935 presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Anonima Combattenti G. Grazia, ne svolge anche la medesima funzione di museo storico aziendale, dopo il trasferimento della Magnini nel Museo regionale della ceramica (1990).
Il museo è strettamente legato all’attività della fabbrica la cui produzione si svolge nello stesso stabilimento edificato nel 1924 da Ubaldo Grazia e dagli altri soci dell’impresa, mantenendone pressoché inalterato sia il ciclo produttivo che gli stessi arredi, così da configurare per il Museo Grazia un caso piuttosto raro di una fabbrica museo (Busti-Cocchi 2009). Il percorso museale è stato ordinato dal ceramologo Giulio Busti e l’allestimento si deve all’Architetto Enrico Da Gai.
Il Museo Grazia è incluso nella rete museale della Regione Umbria e la visita è gratuita.

Attuale Collezione

La consistenza della attuale raccolta è di 690 opere e comprende.

Antiche ceramiche di Deruta
La fabbrica Grazia fra Otto e Novecento
Ubaldo Grazia e la nuova fabbrica
Ceramiche della Fabbrica Grazia (1922-1990)
Ceramiche d’artista

Ubaldo Grazia al British Museum

Dietro gentile richiesta di Timothy Wilson, uno fra i più noti studiosi della ceramica Rinascimentale Italiana e collaboratore per anni del British Museum di Londra e dell’Ashmolean Museum di Oxford, Ubaldo Grazia ha deciso di far dono al British Museum stesso di uno dei pezzi più importanti della collezione.
Si tratta di un piatto decorativo realizzato agli inizi del secolo scorso da Ubaldo Grazia, nonno dell’attuale titolare, con la tecnica del lustro dorato. Il piatto, riproduzione di un’opera rinascimentale, è ora esposto nel museo londinese accanto ad un originale del 1500 ed è stato inoltre inserito nel catalogo “Italian Renaissance ceramics” recentemente pubblicato a cura del British Museum.

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Il catalogo degli anni 20

Nel 1922 la fiorente produzione della Fabbrica Grazia è stata orientata principalmente alla ricerca di un mercato di élite. Ciò si è realizzato anche con inserzioni pubblicitarie su riviste statunitensi nel 1926, britanniche nel 1927 ed ancora nel catalogo di fabbrica nel 1929. L’intento era quello di pubblicizzare e documentare forme e decori della fabbrica attraverso una campionatura dei modelli e delle decorazioni mutuate dalle tradizioni rinascimentali e seicentesche. Le forme sono: albarelli, versatori, vasi su alto piede, boccali, coppe, plastiche, servizi da tavola. I motivi decorativi sono: ricco Deruta, grottesche, arabesco, calligrafico, orvietano, con particolare riferimento al “moresco fogliame e oro blu”, tipiche riproduzioni di antiche maioliche lustrate.

Ubaldo Grazia (1887-1961) si è lungamente esercitato sulle riproduzioni di antiche maioliche, alla ricerca di una sempre maggiore fedeltà agli originali ed una perfezione tecnica di eccellenza, mettendo a frutto sia le precoci esperienze ottocentesche sia quelle di primo Novecento. Il catalogo è conservato presso il museo di fabbrica.

Catalogo Museo Grazia 2009

“Museo della fabbrica di Maioliche Grazia di Deruta” è tra le pubblicazioni della serie dedicata ai beni culturali dell’Umbria dalla Regione dell’Umbria in collaborazione con Electa. Con una introduzione di Vittorio Fagone, il volume cataloga 427 opere realizzate tra il 1880 e il 1960, oltre ad un consistente gruppo di ceramiche, in gran parte frammenti del XV-XVIII secolo provenienti da scarichi di fornace derutesi.

La catalogazione delle opere, ordinata secondo le origini e lo sviluppo storico aziendale, documenta l’attività di fabbrica e quella di artisti e disegnatori che hanno elaborato forme e decori con un significativo contributo allo sviluppo della produzione industriale del Novecento. Il catalogo, oltre al saggio storico dei ceramologi Giulio Busti e Franco Cocchi, presenta alcune riflessioni sulla cultura del lavoro, della produzione ceramica fra Otto e Novecento nel saggio di Rosaria Catana, che esamina il progetto originario e le fasi di lavorazione anche in rapporto ad altre manifatture coeve. Mentre a firma di Clarissa Sirci, il fenomeno dell’evoluzione e rielaborazione delle forme tradizionali derutesi, addomesticate al gusto dell’epoca. Un consistente numero di documenti, proveniente dallo spoglio sistematico dell’archivio di fabbrica, sono invece pubblicati in appendice da Clara Menganna.

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