Il Museo

Presso lo stabilimento è conservata La raccolta di ceramiche del Museo Grazia, costituito nel 2001 sulla base di un preesistente nucleo, che documenta, attraverso una campionatura della produzione dell'ultimo secolo, le antiche origini e lo sviluppo della fabbrica Grazia.
Sistemata nello stesso sito della collezione di ceramiche del medico derutese Milziade Magnini (1883-1951), fra il 1923 e il 1935 presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Anonima Combattenti G. Grazia, ne svolge anche la medesima funzione, di museo storico aziendale, dopo il trasferimento della Magnini nel Museo regionale della ceramica (1990).
La consistenza della attuale raccolta è di 690 opere e comprende:

La fabbrica Grazia fra Otto e Novecento: una sintetica selezione di opere tra fine Ottocento e primi anni del Novecento dei pittori Giuseppe Grazia, Angelo Micheletti, Alpinolo Magnini e Ubaldo Grazia che furono promotori del recupero delle antiche tradizioni artistiche di Deruta.

Antiche ceramiche di Deruta: raccolte in loco, nel primo ventennio del Novecento, da Ubaldo Grazia per finalità di studio, ricerca iconografica e tecnica. Si tratta, salvo qualche raro reperto integro, di frammenti di ceramica derutese fra il XV e il XVII secolo provenienti da antichi scarichi di fornace, montati su pannelli per essere esposti nella sala pittura per fini di formazione delle maestranze o per ricavarne ornati e modelli da immettere nella produzione;

Ubaldo Grazia e la nuova fabbrica: documenta attraverso le opere di Ubaldo Grazia, in particolare le sue sperimentazioni sul lustro, l'attività dei primi decenni del Novecento. Le antiche fornaci Grazia parteciparono alla costituzione della Società Cooperativa per la Fabbricazione delle Maioliche in Deruta fino alla costituzione, il primo maggio 1922, della nuova fabbrica con la denominazione “Ditta Grazia Giuseppe Deruta. Riproduzione Artistiche in Maiolica".

Ceramiche della Fabbrica Grazia (1922-1990): vasta esemplificazione dei modelli e delle decorazioni realizzate dalla Grazia negli ottanta anni di attività. Per lo più mutuati dalle tradizioni rinascimentali e seicentesche sia nelle forme (albarelli, versatori, vasi su alto piede, boccali, coppe, plastiche, servizi da tavola e corredi da farmacia) che nei motivi decorativi (ricco Deruta, grottesche, arabesco, calligrafico, punto Assisi) attraverso una selezione di opere dei direttori artistici e dei maestri di fabbrica più significativi che hanno operato alla Grazia fra il 1922 e il 1960: Ubaldo Grazia, Americo Lunghi (1884-1952), Feliciano Mariotti (1899-1981), Serafino Volpi (1897-1963), Francesco Mari (1906-1967), Antonio Barbetti (1908-1982), Luigi Vincioli (1909-1997), Virgilio Spaccini (1916-1996).

Ceramiche d’artista: comprende sia un piccolo nucleo di ceramiche prodotte presso la fabbrica da Virgilio Retrosi verso il 1926 che una selezione da un consistente fondo di opere disegnate da Giuseppe Sebesta nel 1965


Il museo è, perciò, strettamente legato alla attività della fabbrica la cui produzione si svolge nello stesso stabilimento edificato nel 1924 da Ubaldo Grazia e dagli altri soci dell'impresa, mantenendone pressoché inalterato sia il ciclo produttivo che gli stessi arredi, così da configurare per il Museo Grazia, un caso piuttosto raro di una fabbrica museo (Busti-Cocchi 2009). Il percorso museale è stato ordinato dal ceramologo Giulio Busti L'allestimento si deve all'Architetto Enrico Da Gai Il Museo Grazia è incluso nella rete museale della Regione Umbria. La visita è gratuita.

UBALDO GRAZIA AL BRITISH MUSEUM


Dietro gentile richiesta di Timothy Wilson, uno fra i più noti studiosi della ceramica Rinascimentale Italiana e collaboratore per anni del British Museum di Londra e dell’Ashmolean Museum di Oxford, Ubaldo Grazia ha deciso di far dono al British Museum stesso di uno dei pezzi più importanti della collezione. Si tratta di un piatto decorativo realizzato con la tecnica del lustro dorato agli inizi del secolo scorso da Ubaldo Grazia,nonno dell’attuale titolare. Il piatto, riproduzione di un’opera rinascimentale, è ora esposto nel museo londinese accanto ad un originale del 1500 ed è stato inoltre inserito nel catalogo “Italian Renaissance ceramics” recentemente pubblicato a cura del British Museum.


IL CATALOGO degli anni ‘20


La fiorente produzione della Fabbrica Grazia nel 1922 è stata orientata principalmente alla ricerca di un mercato di élite. Ciò si è realizzato anche con inserzioni pubblicitarie su riviste statunitensi nel 1926, britanniche nel 1927 ed ancora nel catalogo di fabbrica nel 1929. L'intento era quello di pubblicizzare e documentare forme e decori della fabbrica attraverso una campionatura dei modelli e delle decorazioni mutuate dalle tradizioni rinascimentali e seicentesche, sia nelle forme: albarelli, versatori, vasi su alto piede, boccali, coppe, plastiche, servizi da tavola che nei motivi decorativi: ricco deruta, grottesche, arabesco, calligrafico, orvietano, con particolare riferimento al “moresco fogliame e oro blu”, tipiche riproduzioni di antiche maioliche lustrate.
Su quest’ultime Ubaldo Grazia (1887-1961) si è lungamente esercitato alla ricerca di una sempre maggiore fedeltà agli originali e una perfezione tecnica di eccellenza, mettendo a frutto sia le precoci esperienze ottocentesche sia quelle di primo Novecento. Il catalogo è conservato presso il museo di fabbrica.

CATALOGO MUSEO GRAZIA 2009


Museo della fabbrica di Maioliche Grazia di Deruta”, è tra le pubblicazioni della serie dedicata ai beni culturali dell’Umbria dalla Regione dell’Umbria in collaborazione con Electa. Con una introduzione di Vittorio Fagone,il volume cataloga 427 opere realizzate tra il 1880 e il 1960, oltre ad un consistente gruppo di ceramiche,in gran parte frammenti del XV-XVIII secolo,provenienti da scarichi di fornace derutesi.
La catalogazione delle opere,ordinata secondo le origini e lo sviluppo storico aziendale, documenta l’attività di fabbrica e quella di artisti e disegnatori che hanno elaborato forme e decori,con un significativo contributo allo sviluppo della produzione industriale del Novecento. Il catalogo, oltre al saggio storico dei ceramologi Giulio Busti e Franco Cocchi, presenta alcune riflessioni sulla cultura del lavoro, della produzione ceramica fra Otto e Novecento nel saggio di Rosaria Catana,che esamina il progetto originario e le fasi di lavorazione anche in rapporto ad altre manifatture coeve. Mentre a firma di Clarissa Sirci,il fenomeno dell’evoluzione e rielaborazione delle forme tradizionali derutesi,addomesticate al gusto dell’epoca. Un consistente numero di documenti, proveniente dallo spoglio sistematico dell’archivio di fabbrica, sono invece pubblicati in appendice da Clara Menganna.